UNO STABILIMENTO CHIMICO ATTENTO ALLA SOSTENIBILITA’
Business
> pubblicata il 14 Gennaio 2020

Lo stabilimento Polynt-Reichhold di Scanzorosciate (BG) è uno dei più importanti per la produzione di anidridi (ftalica, trimellitica e maleica). Stefano Gori, Direttore Tecnico dell’impianto, ci racconta cosa significa gestire un impianto così importante.

 

Fondato nel 1955, il gruppo Polynt è uno dei più grandi produttori e fornitori mondiali di prodotti chimici di specialità, intermedi e compositi per i mercati industriale, dei trasporti, delle costruzioni e dell’edilizia, nautico, medico, consumer e degli additivi alimentari. Polynt è presente con siti produttivi in Nord e Sud America, in Europa e in Asia.

Nel corso degli ultimi 15 anni, Polynt è riuscita ad avere un ruolo importante nel mondo della chimica degli intermedi e dei materiali compositi con una forte impronta italiana. Il percorso è stato irto di difficoltà. Da una parte lo scenario regolatorio della chimica Europea che ha imposto nuove regole e uno sforzo economico per adeguarsi agli standard di produzione, impatto ambientale e commercializzazioni più elevati al mondo. Dall’altro il cimentarsi in contesti internazionali sempre più ampi e competitivi.

 

Un leader negli intermedi e nei compositi

La piattaforma globale raggiunta fa oggi di Polynt uno dei leader nel settore degli intermedi e dei compositi avanzati con un giro di affari previsto di circa 2,2 miliardi di euro, con 40 impianti produttivi nel mondo che occupano più di 3300 persone.

Elemento fondamentale è quello di saper coniugare la volontà e le scelte strategiche degli azionisti con le opportunità di crescita e sviluppo di questo mercato. Polynt, attraverso le due principali divisioni degli intermedi e dei compositi, ha seguito con attenzione il cambiamento strutturale di alcuni segmenti della chimica a livello mondiale, cogliendo opportunità di acquisizione in varie aree geografiche: nel 2006 in Cina (Anidride Trimellitica), nel 2008 con l’acquisizione in Italia ed UK di Chemical (food, healthcare, cosmesi), nel 2011 in USA rilevando il mercato Coating e Compositi di Hexion Momentive, nel 2014 l’acquisizione di CCP (Coating e compositi) dal gruppo Total e nel 2017 il merger con Reichhold (Coating e compositi).

 

Un modello di business in evoluzione

Il modello di business che parte dalla trasformazione dei primi derivati dell’industria petrolifera e giunge fino al mercato dei produttori dell’articolo finito, rappresenta un altro dei punti di forza dell’azienda. Attraverso tale modello Polynt è capace di interpretare e coniugare rapidamente i macro trend delle materie prime e dei mercati finali, elementi fondamentali per la definizione della strategia commerciale.

Forte attenzione è dedicata allo sviluppo di tecnologie sostenibili sia presso i propri stabilimenti sia presso i propri clienti. Queste attività sono svolte in sinergia con eccellenze universitarie e istituti di ricerca a livello mondiale. Un forte impulso è stato dato recentemente all’analisi del ciclo di vita dei prodotti, partecipando a tavoli internazionali con le associazioni di settore e i maggiori attori, promuovendo attività nell’ottica di tecnologie a basso consumo energetico e del riciclo degli articoli a fine vita.

Il sito di Scanzorosciate (BG) produce circa 200.000 tonnellate all’anno di anidridi (ftalica, trimellitica e maleica), destinate alla vendita oppure trasformate per ottenere un’altra serie di derivati. Il processo utilizzato è fortemente esotermico ed energivoro. Abbiamo rivolto alcune domande a Stefano Gori, Intermediates Technical Director EU dell’impianto di Scanzorosciate (BG).

 

Ci può raccontare come avviene l’attività produttiva del sito di Scanzorosciate?

L’attività produttiva si svolge con turnazione 7/24, in modo continuativo.  Gli impianti, a ciclo continuo, sono fermati soltanto per le manutenzioni programmate. I servizi di supporto alla produzione, logistica, laboratori di analisi, manutenzioni, svolgono attività giornaliera. Scanzorosciate, sede del quartier generale del Gruppo e delle funzioni di corporate, ospita i centri di ricerca di catalisi e di sviluppo/ottimizzazione dei processi. Siamo orgogliosi di poter affermare che tutti i processi di produzione attualmente operativi sono stati ideati e messi a punto all’interno della società, in questi laboratori ed impianti pilota.

Lo stabilimento di Scanzorosciate produce anidridi, esteri ed acidi organici: ftalica, maleica, trimellitica, anidridi derivate dalla maleica, esteri, acido fumarico e acido malico. Completano la gamma dei prodotti dello stabilimento i catalizzatori di ossidazione in fase gas di cui siamo tra i leader di mercato.

 

A quali settori e a quali mercati sono destinati le anidridi prodotte dall’impianto?

 Polynt – Reichhold è un gruppo fortemente integrato. Parte della produzione dello stabilimento è quindi destinata agli altri siti produttivi del gruppo per l’utilizzo in integrazione (resine poliestere insature, plastificanti, derivati maleici), parte è destinata al mercato, domestico ed europeo in particolare. Fanno eccezione i catalizzatori che sono venduti sul mercato internazionale.

I settori di applicazione delle nostre molecole spaziano dall’edilizia all’automotive, dall’industria elettrica ed elettronica all’aeronautica, dal medicale all’alimentare.

 

Come affrontate gli aspetti HSE?

L’industria chimica è da tempo attenta agli aspetti HSE e lo stabilimento ha saputo coniugare negli anni crescita e miglioramento delle sue prestazioni anche in questo ambito.

Il Gruppo aderisce  al programma Responsible Care ormai da molti anni e lo stabilimento ha ottenuto la certificazione ISO 14001. Dotato dei più avanzati sistemi di controllo automatico dei processi produttivi, lo stabilimento ha a disposizione H24  una squadra di addetti formati per la lotta antincendio e il primo soccorso. Essendo uno stabilimento a rischio di incidente rilevante particolare attenzione è dedicata al “Sistema di Gestione della Sicurezza” e alla formazione continua del personale.

Mettono a dura prova, però, l’impegno profuso in termini di risorse materiali ed umane:

–  la proliferazione di normative spesso confuse quando non addirittura contradditorie – tra di loro e con sé stesse -, europee, nazionali, regionali;

– tempi di risposta da parte di enti ed autorità assolutamente non adeguati alla rapidità con la quale evolvono oggi gli scenari  di business;

– balzelli e regole non armonizzate con gli altri Paesi industrializzati;

– una diffusa cultura antindustriale, soprattutto in Europa e ancor di più in Italia, dove l’approccio all’impresa è di presunzione di colpevolezza, soprattutto per quanto riguarda l’ambiente e la sicurezza in generale.

 

Come state affrontando le problematiche regolatorio e REACH dei vostri prodotti e di relativi intermedi?

Il regolamento REACH  è stato affrontato con la massima serietà, come avviene per ogni altra normativa. Già prima del suo esordio, come Gruppo, era stato fatto presente a politici e addetti ai lavori il notevole impatto in termini organizzativi ed economici che avrebbe determinato l’introduzione di questa legislazione ed i rischi conseguenti. Purtroppo, nessuno ha ascoltato.

Polynt – Reichhold ha registrato ad oggi circa 150 sostanze, essendo esclusi per adesso i polimeri che rappresentano una fetta importante dei prodotti del Gruppo. Sono stati coinvolti e sono coinvolti sulle tematiche REACH laboratori interni e referenziate società esterne. Fin dall’inizio del REACh è stato definito un Team di colleghi e collaboratori esterni che opera a tempo pieno su questi temi.

Fino ad oggi sono stati spesi oltre 10 milioni di euro. Per quanto letto su ICP e per quanto di nostra conoscenza e per la nostra esperienza, pare che l’enorme sforzo profuso non abbia dato i risultati che ECHA si aspettava. Infatti, gli studi fatti sembrano essere giudicati non sufficienti e prova ne è il fatto che ci vengono richiesti approfondimenti e/o integrazioni assolutamente impegnative ed onerose. Il problema, che è anche il principale motivo per cui riteniamo che anche il REACH sia pervaso da un profondo sentimento anti-industriale, è che per far fronte al fallimento da parte delle autorità pubbliche della precedente legislazione al riguardo, si è scaricato sulle imprese tutto l’onere scientifico ed economico di provare la sicurezza delle sostanze. E adesso che della vecchia legislazione non se ne ricorda più nessuno, è l’industria chimica che, sottoposta a continue pressioni da parte dell’opinione pubblica cui vengono presentati i problemi solo dal punto di vista delle autorità, deve farsi carico degli studi e dei relativi costi. Purtroppo in questo modo quella che progressivamente viene meno è la competitività dell’industria chimica europea.

 

In che senso l’applicazione del Regolamento REACH relativa alla vostra produzione porta a qualche preoccupazione?

Più che a qualche direi a pesanti preoccupazioni. Come detto, da anni abbiamo risorse interne ed esterne dedicate a tempo pieno al REACH. Tra queste annoveriamo anche avvocati visto che non è raro dover intraprendere azioni legali anche contro la stessa ECHA per far valere le nostre ragioni. Ai costi elevati si aggiungono poi le ricadute  negative sul business. Già in fase di registrazione, infatti, è stato necessario razionalizzare il portafoglio prodotti per mitigare i costi di registrazione, rinunciando a molecole promettenti, ma ancora nella fase di sviluppo e quindi con volumi inadeguati a giustificare le spese di registrazione. E’ esperienza recente la decisione di cessare la produzione di alcuni prodotti di nicchia che vendevamo da tempo sul mercato per evitare gli oneri derivanti dalla richiesta di ingiustificati, a nostro avviso, studi estensivi da parte di ECHA. L’assurdo è che mentre questo regolamento costringe a ridimensionare l’industria chimica e di conseguenza la manifattura in Europa, con impatti indiscutibilmente negativi sulla crescita economica, l’occupazione, ma anche la ricerca, Paesi concorrenti continuano regolarmente a produrre dalla molecola al prodotto finito che è, poi, inevitabilmente importato anche in Europa. Se non si interrompe questa spirale, sottoponendo a revisione critica il regolamento REACH in modo da coniugare la maggiore conoscenza, ove necessaria, con la sostenibilità economica, si rischia, soprattutto per gruppi multinazionali, la delocalizzazione dell’attività produttive.

 

Quali sono gli obiettivi prioritari per l’impianti nei prossimi anni?

Lo stabilimento di Scanzorosciate ha raggiunto la sua maturità in termini di volumi di produzione.  Si continuerà, come fatto con successo negli ultimi anni, a migliorare l’efficienza energetica attraverso l’ottimizzazione dei processi ed in particolare attraverso il continuo miglioramento delle performances dei nostri catalizzatori. Un investimento importante, già in fase esecutiva, per lo stabilimento di Ravenna è stato annunciato dal nostro Presidente, per assicurare agli utilizzatori interni il supporto delle anidridi di produzione Polynt al crescere dei consumi.

Sono inoltre allo studio progetti per la realizzazione di impianti di anidride ftalica e anidride maleica in America, dove il Gruppo è presente con 18 stabilimenti di resine poliestere e alchidiche che consumano volumi importanti di queste anidridi; e quindi perché non replicare il modello di integrazione alla base del successo dello stabilimento di Scanzorosciate?

 

https://www.slideshare.net/PolyntGroup/uno-stabilimento-chimico-attento-alla-sostenibilit-198324709

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